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Conoscete il significato di ‘aderenza terapeutica’ e quanto è importante per il buon esito della cura?

L’aumento della cronicità e della fragilità porta a nuove sfide per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

L’11 ottobre noi di UGO abbiamo partecipato al Forum Sistema Salute, l’evento nazionale nel settore della salute, tenutosi a Firenze presso la Stazione Leopolda. Un momento che ci ha permesso di ascoltare importanti aggiornamenti sullo stato della sanità italiana, su malattie a grande impatto, malattie rare, nuove minacce e nuove opportunità, nuove tecnologie e cure, rinnovate professioni e capacità, players inediti, bisogni attuali e innovata cultura.

Tanti sono stati i confronti anche a livello internazionale, utili per avanzare previsioni che nei prossimi due o tre anni andranno ad orientare le scelte nel settore della salute in Italia e in Europa. Lo scenario del Forum ha considerato le dinamiche evolutive globali di malattie, fragilità e cure applicate unite all’impatto sui mercati di offerta e domanda healtcare.

Quello che ha maggiormente colpito la nostra attenzione riguarda il costante dibattito sul tema dell’aderenza tra cura e patologia e tra cronicità, benefici clinici e costi dei percorsi terapeutici.

Ciò che emerge è un quadro desolante in cui i costi sostenuti sono davvero esorbitanti per sistemi sanitari strizzati dalle numerose “urgenze”. Si parla di aderenza alla terapia nel momento in cui ogni step coinvolto (ospedali, cure farmacologiche, supporto psicologico) venga sviluppato nella maniera appropriata, dall’inizio alla fine. Ma quello che invece succede è un utilizzo sub-ottimale delle terapie con un dispendio, in termini di costi a livello sanitario di circa 300 billion $, dato importante che va a ricadere con effetti traslativi sulle strutture sanitarie, che attuano delle ospedalizzazioni a monte facilmente evitabili. Enrica Menditto del CIRFF (Centro Interdipartimentale di Ricerca in Farmacoeconomia e Farmacoutilizzazione) afferma che il 50% dei malati cronici non conclude la terapia entro 1 anno e questo porta conseguenze sotto 2 aspetti:

  1. non si raggiunge il risultato terapeutico
  2. la scarsa aderenza comporta un costo di 125 miliardi ogni anno nell’Unione Europea

Da uno studio incrociato tra Italia, Spagna e Irlanda, svoltosi con l’intento di stilare una metodologia univoca per misurare il livello di aderenza alle terapie, è emerso che l’Italia è il paese in cui abbiamo la percentuale maggiore per la mancata aderenza: con il  66% legato a cure cardiovascolari, il 71% a quelle muscolo scheletriche e il 36% al diabete.

Ma ci sono dei costi evitabili? Ecco le zone d’azione.

Le autorità scientifiche a livello europeo si sono attivate per risolvere la problematica dell’aderenza, sempre più considerata la vera priorità per la buona gestione del sistema sanitario. Si è creata una piattaforma di lavoro programmatico l’EUROPEAN INNOVATIONPARTNERSHIP on Active and Healthy Ageing nella quale far confluire tutte le analisi, i case studies e le soluzioni territoriali per promuovere progetti e partnership che aumentino l’engagement verso l’aderenza alle terapie sul versante delle malattie croniche e si riescano meglio a gestire multimorbidità e politerapia per la crescente popolazione anziana.

Trovare delle soluzioni, attuare strategie che possano essere efficaci nel miglioramento di aderenza, multimorbidità e politerapia non è semplice, subentrano problematiche multifattoriali legate a:

  • condizioni di natura socioeconomica
  • organizzazione del SSN
  • caratteristiche proprie del paziente in termine di stato funzionale e congnitivo
  • livello di consapevolezza e motivazione nel seguire la terapia
  • complessità del regime terapeutico

Emerge quindi la necessità di una terapia finalizzata al singolo paziente, nella quale ci sia una valutazione del suo stato cognitivo e funzionale e mirata al trattamento della persona e non solo della patologia. Inoltre finchè si rimane nell’area dell’ospedale l’aderenza si mantiene a livelli alti, poichè si rientra all’interno di un programma e tutti i pazienti hanno connessioni con le unità cliniche, sono seguiti in maniera puntuale e la cura viene portata avanti. La non-aderenza sussiste quando i malati escono dal sistema. E tra le soluzioni proposte quelle che prevedono investimenti sul territorio, atti a formarlo, informarlo e attivarlo hanno come effetto un un miglioramento dell’aderenza.

Il territorio però non può fare tutto: nel corso del forum Teresa Petrangolini – Direttore del progetto Patient Advocacy Lab (PAL) ha sfatato il mito dell’engagement che, è vero, ha un che di romantico ma all’atto pratico è un concetto che dovrebbe partire dalla consapevolezza del paziente di essere parte di un sistema e come tale di dover avere un’educazione di fondo che gli consenta di capire quanto l’esserne parte può essergli utile e che, se il sistema riesce ad andare in prodonfità in termini di efficacia terapeutica, è anche una sua responsabilità. Così come in natura, anche nel sistema sanitario idealmente ci si dovrebbe muovere secondo il must ci sono risorse che non devono essere sprecate, poichè NON sono infinite ed eticamente e nel rispetto del prossimo e delle future generazioni non vanno avidamente sfruttate

Costruire il nuovo approccio delle Reti per aumentare informazione e personalizzazione dei servizi.

Da questo scenario e a conclusione di numerosi interventi e analisi, il fattor comune è che servono soluzioni multidisciplinari e integrate capaci di agire su un’organizzazione di sistema, che preveda coordinamento e cooperazione anche tra regione e regione, con l’obiettivo principale di rispondere in fase iniziale a bisogni prioritari. Questo non vuol dire lasciare nel dimenticatoio quei segnali d’allarme che fanno presagire eventuali patologie ma semplicemente andare a colmare quel gap importante della disinformazione, la peggiore malattia, poichè provoca un dispendio di risorse tale da causare il collasso del SSN.

Se noi riusciamo a far nostra la condizione secondo cui siamo pazienti diversi inseriti in un sistema in continuo sviluppo che si deve adattare al cambiamento, faremo nostra la visione che prevede una responsabilizzazione sociale e soluzioni personalizzate (Piani Assistenziali Individuali – PAI): lo scenario attuale sposta l’ottica dalla malattia all’individuo, alla sua fragilità non solo sanitaria ma anche sociale. Il nuovo approccio delle Reti richiede la ridefinizione dei rapporti professionali delle varie figure coinvolte nella presa in cura e una nuova organizzazione strutturale del sistema sanitario. Questo approccio richiede soprattutto capacità di gestione del cambiamento, strumenti tecnologici cosiddetti “abilitanti” e culturali, servizi all’altezza degli scenari futuri, alleanze e partnership per condividere obiettivi e attività. In primo piano il saper ascoltare e comunicare con i cittadini.